Dell’essere intellettuali
Dichiararsi intellettuali dopo un secolo come il Novecento è un atto talmente vanaglorioso e indisponente da risultare quasi simpatico e da cui sentivamo di non poterci sottrarre.
Bisogna allora essere onesti e spogliarsi di quei ridicoli buonismi e da quelle sovrastrutture che questi ultimi cento e più anni hanno creato: l’intellettuale, come figura sociale, ha sofferto molto dello stupro che il Novecento ha perpetrato ai danni della cultura classica. Tuttavia, in un senso più moderno, crediamo sia necessario ridare voce a quella classe di individui uniti dalla passione per la conoscenza e, non c’è peccato a dirlo, dall’intelligenza.
Essere intellettuale oggi non richiede solo un’istruzione, intelligenza e una certa disincantata fiducia nel genere umano. E’ indispensabile anche una peculiare disposizione dello spirito che potremmo chiamare “volontà di essere”; si parlerà più avanti dei potentissimi mezzi a nostra disposizione oggi: dove il loro utilizzo sia possibile, allora essere disposti ad usarli per un buon fine diventa un dovere. Quale sia il fine e la sua bontà, naturalmente, sta alla stessa intelligenza di cui prima.
Tutto questo deve contribuire alla creazione di un uomo, che questo trittico tenterà di definire, dotato di senso critico.
Dell’essere giovani
Essere giovani può essere un’attività stremante, soprattutto se di cognome ci si chiama Ciccone e non si è più giovani da almeno una generazione. Per tutti gli altri la cui età inizia per 1 e 2, invece, il compito riesce incredibilmente più naturale. Di questi numerosi e critici anni, quelli forse più interessanti sono i circa dieci che passano tra l’ingresso alle scuole superiori e l’ingresso nel mondo reale. In questa finestra di tempo si sedimentano nozioni, formano opinoni e promuovono ambizioni che accompagnano per tutta la vita.
Noi siamo tutti nati nello stesso periodo, circa a metà degli anni ottanta, e forse è necessaria qualche parola per evidenzare la sottile congiunzione che questo ha significato per noi.
Tra il 1997 e il 2006 si è consumato, prenderemo ad esempio l’Italia (la nostra Italia), il primo stadio di una rivoluzione epocale. Vogliamo prendere come date simboliche l’anno in cui Libero ha iniziato a distribuire abbonamenti ad internet gratuiti in tutta italia, e come fine l’anno in cui Facebook ha aperto le porte agli utenti di internet e YouTube è stato comprato da Google. La scelta di date che rappresentano eventi legati ad internet non è ovviamente casuale, perché internet è il paradigma e la cornice entro cui si definisce la rivoluzione dei nostri giorni. Internet ha ridefinito l’informazione in termini assoluti, imponendosi negli anni come nuovo e privilegiato media; le trasformazioni della nostra società si sono, sempre di più, legate a doppio filo con quelle di internet.
Quando le difficoltà iniziali erano ormai state superate, quando internet cominciava ad essere conosciuto e diffuso in Italia, noi avevamo circa 14-15 anni; i nati nei primi anni ottanta ormai andavano per i venti, mentre quelli nati a fine decade ne avevano a malapena dieci. Oggi, dieci anni dopo, i calcoli sono immediati, ma le conseguenze no. Chi è cresciuto con il Web 2.0 e Google non può capire lo scarto epocale che c’è con Altavista e Netscape Navigator. Chi può capirlo, d’altra parte, ormai ci è poco interessato (a parte casi isolati). Noi siamo a metà: siamo abbastanza vecchi per aver visto l’evoluzione e ancora abbastanza giovani per aver voglia di scriverne.
Internet è, naturalmente, solo uno dei possibili paradigmi. Siamo anche la prima “generazione Ryanair”: mai era stato possibile, se non negli ultimi due-tre anni, volare gratuitamente (la prima offerta di questo tipo è del 2007). Siamo la prima generazione a godere di strumenti vertiginosi che, nella forma attuale, non esistevano nemmeno un decennio fa. Ovviamente noi siamo solo i primi, ma dopo di noi, per chi saprà “sottrarsi allo stato di minorità che l’uomo può imputare solo a sé stesso” , “the future is exceptionally bright”.
Dell’essere Europei
Essere Europei è una condizione rara. Essere cittadini di uno degli stati membri dell’Unione, invece, è una condizione che interessa più di trecento milioni di persone. Per lo stesso motivo, non ha nessun senso essere fieri di essere Italiani, Inglesi, Francesi o Tedeschi (come si può essere fieri di qualcosa che non si ha scelto? Si è forse fieri di avere i capelli biondi o rossi? Si è forse fieri di essere nati?), ma ha molto senso essere fieri di essere Europei, perchè la sottile, ma cruciale differenza tra le due cose è che essere Europei è una scelta. Una scelta che richiede consapevolezza, che a sua volta richiede conoscenza. L’innalzamento delle coscienze, ancora una volta, deriva dalla conoscenza.
Crediamo nell’Europa e nella sua nobile ed ignobile storia. Crediamo che le vecchie barriere non siano più degne di essere insegnate ed osannate. Sappiamo che l’Europa è stata, senza tanti giri di parole, la culla della società più avanzata esistente sul pianeta; per questo motivo vogliamo esserne parte.
Siamo frustrati dai pregiudizi reciproci di quegli idioti che non riscono a sentirsi parte di una comunità che potrebbe portarci tutti ad un livello superiore, creando qualcosa che non è mai stato creato prima: una comunità dove persone di lingua e cultura diversa mettono da parte le divergenze e rendono finalmente il giusto omaggio alla storia della gloriosa “vecchia signora”.
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Esiste allora una nuova classe di giovani intellettuali Europei a cui vogliamo dare voce e legittimazione.
Si parte da qui.
“La vera destinazione del ceto intellettuale: il controllo supremo sul progresso effettivo del genere umano nel suo complesso, e il continuo promuovimento di questo progresso.” - Johann Gottlieb Fichte“
L’intellettuale è così spesso un imbecille che dovremmo sempre considerarlo tale fino a prova contraria.” - Georges Bernanos
