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Pornofiction monarchica pre-coito

Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia si sveglia di colpo. Non si ricorda niente. Non riconosce la stanza. Non ci sono arazzi, stucchi né lampadari a forma di caschi di banane; no, decisamente non è nella sua cameretta. Si stropiccia gli occhi e si rende conto che a fianco a lui, sul letto, c’è una donna. Non si ricorda nulla e per quanto si sforzi non riesce proprio a capire cosa ci faccia nel letto di una manza sovrappeso. Di certo non l’ha mai vista in vita sua. A forza di pensare, tutto quello che ottiene è peggiorare il mal di testa; allora tira fuori dalla tasca del suo completo (i principi dormono vestiti di tutto punto) un pacchettino di olive Saclà ed inizia a divorarle, facendo un suono come quello di un principe maleducato che sbrana tante piccole olive indifese in una situazione inappropriata.

Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia viene colpito da una riflessione. Alzando gli occhi, nota che c’è uno specchio sopra il letto. La riflessione lo colpisce talmente tanto che non riesce a trattenersi dal sorridersi sornione e dal pensare “Per me stesso, se solo potessi essere qualcun altro e scoparmi!“. Non fa in tempo a finire il pensiero, che la ragazza si volta nel letto, chiaramente sveglia, e lo strattona. Lentamente, sfoderando il suo migliore sorriso, Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia si gira. Non può crederci. La ragazza dalle forme prosperose è lui stesso; è una donna con il suo viso. Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia non può crederci.

Ciao…” sussurra lei sensuale, con la voce di Daniele Luttazzi.
Ciao…” sussurra lui, eccitato.
Ieri sera è stato… wooow!”
Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia sorride, imbarazzato perché non si ricorda un cazzo di niente.
Sei stato una vera sorpresa. Non me lo sarei mai aspettato!
Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia gongola.

Nell’atto di gongolare, Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia si rende conto che le coperte del letto sono tutte sporche di giulianone. La misteriosa ragazza con la sua faccia lo fissa. Lui non riesce a togliere gli occhi dalle macchie sulle lenzuola. La ragazza con la voce di Luttazzi è in attesa di qualcosa, ma lui non sa cosa. “Dài, ragiona, Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia. Puoi farcela.” si dice. Nel dubbio, le sussurra “ti amo“. Lei non sembra molto soddisfatta. Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia si rende conto di essere intrappolato in un dubbio amletico: olive saclà o sesso anale? Cosa vorrà mai la ragazza? Nel dubbio, ancora una volta, un Principe dimostra sempre di saper scegliere il sesso anale.

Questa cosa mi ricorda quella volta in cui mio padre ammazzò un giornalista a sangue freddo mentre io ero nella mia cameretta a farmi una sega. O anche quella volta in cui quello sguattero mi chiamò Emanuele Umberto Reza Ciro Maria Filiberto di Savoia. Senza il René. Col cazzo che mi sono girato. Stupido Ciampi.

Così Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia afferra la ragazza, la bacia violentemente, immaginando di baciare sé stesso. E’ inebriato. Improvvisamente, nel mezzo di un bacio mozzafiato, la volta e la penetra senza tanti complimenti. Lei prima fa la ritrosa. Poi sembra rassegnarsi. Poi tutto diventa una tripudio di piacere perverso, sporco e sanguinolento. Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia la possiede con il tipico sguardo che suo padre gli rivolgeva ogni volta che vedeva il Quirinale: “Un giorno, figlio mio, ci faremo fare una legge da Berlusconi in modo che tutto questo sarà di nuovo nostro”. Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia viene mentre Pupo e Luca Canonici, che dormivano su una brandina lì a fianco, cantano il ritornello di “Italia amore mio”. La ragazza sviene, soddisfatta. Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia fa l’occhiolino a Pupo, che per ricambiare infila la lingua in bocca a Canonici.

Ma chi è questa?” – chiede Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia con tutta l’eleganza di cui è capace un principe il cui membro è ancora sporco della ragazza in questione.
“Non lo so. Ieri sera ha detto di chiamarsi Decenza, prima che la stuprassimo.” – Risponde Pupo
Tutti e tre?” – chiede ancora Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia.
No, eravamo in tanti. Poi tu hai fatto una balla di olive saclà e sei svenuto sul pavimento. Una ragazza chiamata Italia, se non ricordo male, ti ha raccolto, ti ha portato in questa camera dove Decenza stava già dormendo e tu per ringraziarla l’hai stuprata di nuovo.”  - ricorda Canonici.
Beh, io sono contento così. Essere arrivato qui è già un risultato.” – Commenta Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia.

Stacco. Le luci si accendono.

Antonella Clerici: “Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia, Pupo e Luca Canonici in “Italia Amore Mio”. Che grande performance! Ma è un piatto di trofie al pesto, quello?! Pubblicità!

Here, kitty…

Come forse avrete sentito dai media, oggi Giancarlo Bigazzi, gastronomo e co-conduttore del programma TV “La Prova del Cuoco”, è stato sospeso dalla trasmissione in quanto presunto apologo del consumo di felini a scopi alimentari.

Come ha fatto notare Massimo Gramellini su La Stampa di oggi, è incredibile che le uniche cose a farci alzare il sopracciglio ormai siano anche quelle più irrilevanti. Scrive Gramellini:

Negli ultimi giorni si sono visti in tv: vari telegiornali giocare di replay sulle immagini dello slittinista georgiano mentre va ad ammazzarsi contro un pilone; alcuni concorrenti del Grande Fratello prendersi a frustate in una replica della passione di Cristo; un conduttore della «Prova del cuoco» rievocare con compiacimento certe ricette a base di gatto che si cucinavano durante la guerra. L’unico a perdere il posto in tronco è stato il magnagatti.

Ed è precisamente questo il punto. Non siamo più in grado di indignarci per le tangenti, per il corpo delle donne usato da politici e imprenditori come merce di scambio, e nemmeno riusciamo a prendercela con coloro che hanno riso di fronte alle disgrazie causate dal terremoto in Abruzzo. Non c’è più nessuno che si scomodi ad alzare la voce. Ma non appena le toccate il micio, vedrete che perfino la casalinga di Voghera scenderà in piazza a chiedere la testa di un incolpevole gastronomo, che a quanto pare si è limitato a ricordare al pubblico che in tempo di guerra la carne di gatto costituiva un ottimo alimento (tanto che in alcune parti del mondo viene ancora consumata).

E via al fuoco incrociato: ENPA, animalisti, Verdi, il sottosegretario alla Salute e chissà chi altro. E nessuno che si dia pena di ricordare che gatti e cani, benchè animali domestici, hanno lo stesso diritto alla vita di tante altre creature le cui carni, però, consumiamo quotidianamente come cibo senza alcuna remora: bovini, polli e maiali, per dirne alcuni. Trovo semplicemente ridicolo che le stesse persone che la mattina inveiscono contro Bigazzi la sera vadano a casa e si godano una fumante e succulenta bistecca senza trovare in ciò contraddizione alcuna.

Per cui, giusto per fare diventare verdi di rabbia questi ridicoli benpensanti, invito loro e voi tutti a provare questo eccellente brasato di gatto:

http://catrecipes.com/recipes/braisedcat.html

E se questa ricetta li oltraggia, meditino sul fatto che un pollo o un maiale, quando vengono uccisi per essere cucinati, soffrono altrettanto. E che mi aspetto di vederli diventare vegani completi prima di dover subire altre risibili osservazioni da parte loro.

Ora scusate, ma devo ancora andare a procurarmi la cena. Here kitty