Ritornare in Italia è sempre un po’ morire. Fa un freddo stronzo, le carte di credito non vengono accettate per spese inferiori ad un mutuo, Berlusconi impazza a destra e a manca, la gente urla continuamente, e come se non bastasse, non si trova un caffé decente a pagarlo oro.
Raccolgo ciclicamente le mie impressioni su questo paese in questo blog, ed ogni volta devo constatare che sembra non esserci limite al peggio. Giusto questa sera, a poche ore dal mio rientro, accendo il TG5 (sì, me le vado a cercare) e mi ritrovo, nell’ordine: Berlusconi celebrato in veste di ambasciatore in medio oriente (Netanyahu: “Oh no, ci mancava solo Berlusconi. Senti, Abbas, facciamo finta di essere amici fin tanto che è qui, così se ne va presto e possiamo ricominciare a tirarci bombe, ok?” Abbas: “Ok.“), la madre di Berlusconi celebrata come salvatrice di ebrei nella seconda guerra mondiale, un missile con le cavie a bordo, lo smantellamento dello stato di diritto, la tossicodipendenza di Marco Castoldi, il dramma delle uova che sporcano a Carnevale. In quest’ordine.
Apro Google News e da esso apprendo dell’esistenza di un’applicazione per iPhone chiamata “iMussolini”, oltre al desiderio di Scajola di ritornare al nucleare e da tristemente poco sorprendenti sviluppi nell’indagine sulla morte di Stefano Cucchi.
Io ho ventitrè anni e sopra qualunque cosa, mi vergogno di essere Italiano. Sopra-ogni-cosa. Non c’è nulla di cui mi vergogni nelle scelte che ho fatto (a parte quel video porno con Lady Diana dopo l’incidente, ma non è questa la sede per discuterne, mamma), mentre trovo estremamente imbarazzante la mia forzata appartenenza ad uno stato che non ho scelto, né che sceglierei mai.
Il mio rigetto per questo paese ha raggiunto il punto in cui ho dovuto coprire il mio passaporto con una custodia. Non si sceglie la nazionalità, certo, ed è questo l’unico motivo per cui io sono ancora Italiano; non vedo un singolo motivo per cui chiunque dovrebbe desiderare essere paragonato alla massa di stronzi che siete.
Sì, parlo a voi, per una volta. Perché qui, quando si deve dire qualcosa di vagamente offensivo, lo si fa sempre in termini astratti, di modo da non offendere mai veramente nessuno. Beh, io non mi posso vergognare del concetto astratto di “Italia”, perché è stupido quanto gli stereotipi che su di esso sono stati ricamati. Non mi vergogno, parimenti, nemmeno del concetto geografico di “Italia”, perché non avrebbe alcun senso.
Io mi vergogno di voi, branco di stronzi. Mi vergogno della vostra colpevole stupidità, della vostra ignoranza, della vostra santimonia e del vostro compiaciuto essere piccolo-borghesi. Berlusconi l’avete votato voi, e ve lo meritate. Bersani l’avete voluto voi, e ve lo meritate. Tutta questa pastosa e puzzolente massa di merda che chiamate “Italia” è la celebrazione di quello che siete: stronzi.
Avete fatto l’Italia a vostra immagine e somiglianza, perché siete tutti furbetti, perché non pagate il biglietto del treno o le tasse, perché superate la gente in coda o perché “la mafia non esiste”. Siete pigri, ignoranti e tutto quello che volete fare è tornare a casa la sera, da una moglie che non vi scopate e che avete sposato perché tutti fanno così, a guardare la televisione e drogarvi del pensiero comune. Siete drogati, maldestri e patetici. Avete smesso di pensare, avete smesso di leggere, avete smesso di fare qualunque cosa implichi usare il cervello. Oh, ma a voi pare di no, ovviamente, perché discutere al Bar Sport vi pare un’attività intellettualmente stimolante. Reality check: no. Sapete discutere solo nei termini che vi vengono forniti da dei media colonizzati, utilizzando le informazioni e il concetto di verità un po’ come vi è più comodo. Non siete onesti, perché dovreste ammettere la dialettica e fare uno, cento, mille passi indietro.
Non siete necessariamente stupidi, ma questo non vuol dire niente, perché l’intelligenza non serve a nulla di per sé stessa (cfr. Kant). La vostra eventuale intelligenza è stata ammaestrata, imbrigliata e repressa in questi anni; oggi parlate tutti nella stessa maniera, dite pressappoco le stesse cose e non vi rendete conto che la vostra libertà intellettuale è la stessa di un pesce rosso in una boccia.
Siete bigotti, dogmatici ed acritici. Amate l’ipse dixit ancora di più delle minorenni e dei transessuali. Tutto quanto quello che chiude le dissonanze e vi conferma nel vostro disgustoso senso di protezione borghese è ben’accetto, mentre il più piccolo elemento di disturbo è da eliminare. Odiate il diverso, e per questo avete fabbricato teorie, religioni e partiti contro di esso. Amate il prossimo perché è il vostro vicino di casa e fa la vostra stessa vita; amate l’uguale perché non vi mette in crisi. Amate l’uguale perché se vi specchiate in esso non vi sembra di vedere l’enorme fallimento che rappresentante.
Siete la storia dell’Italia: fanfarona, furbetta e doppia. Siete la vergogna dell’Europa, il brutto da confronto, lo scemo del villaggio. Siete conservatori nel senso deteriore del termine, senza distinzione di colore politico: potete essere i più sfegatati comunisti, ma vi sentirete bene solo nel vostro paesello, a salutare le solite persone e a mangiare sempre lo stesso cibo.
Siete così disperatamente ignoranti che non avete mai sentito nominare Monteverdi, Stradella, Salutati, Trissino, Vanvitelli, Piranesi; sapete riempirvi la bocca di Leonardo quando va bene, ma non avete idea di chi fossero Perugino o Lorenzo di Credi. Anzi, per voi Marco Castoldi, Giuliano Ferrara e Pierluigi Battista sono intellettuali, il Corriere della Sera, Repubblica o Il Giornale sono dei quotidiani rispettabili, Francesco Alberoni è un sociologo di rilievo, Zichichi è uno scienziato, il Papa è un grande intellettuale, ”Le Iene” o la Litizzetto fanno satira, Galli della Loggia è uno storico, Mussolini era dopotutto uno statista e via dicendo. Una qualunque di queste frasi verrebbe presa come una battuta di cattivo gusto in qualunque paese civile, ma non qui. Perché qui il terreno era fertile per il seme del, nella fattispecie, Berlusconismo. Non che sia tutta colpa di Berlusconi, anzi; avrebbe potuto essere chiunque altro. Bisogna piantarla di dare la colpa solo a Berlusconi se il paese è in queste condizione. Berlusconi è solo uno su cinquantasei milioni. Cinquantasei milioni. Lui è solo il regista, ma voi siete gli attori. Lui è anche uno di voi, e la colpa è vostra collettivamente e singolarmente.
Tutto questo, la politica, la mafia, l’italiano scorretto, la cialtronaggine, i servizi che non funzionano, le tasse troppo alte, i terroni, i polentoni, Roma ladrona, i rifiuti, la crisi idrica, tutto questo lo dovete solo a voi. Non al governo, non al vicino di casa, non a vostro fratello. A voi. A voi e alla vostra irrimediabile stronzaggine. Sapete chi siete, in fondo a quella cosa atrofizzata che si chiamerebbe la vostra coscienza.
Se non vi vergognate, ne siete parte. Se state pensando “io non sono così”, allora siete così. Se pensate che non ci sia nessun problema, siete il problema. E’ così semplice, sul serio.
Io mi vergogno di voi e di quest’Italia che è il vostro specchio. Io non sono come voi e mi rifiuto di esservi assimilato, perché per tutto che siete e avete creato provo solo schifo, schifo, schifo.
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