“Non sono le grandi accuse, ma i segni minori a scoraggiarmi” dice l’epico Andreotti di Sorrentino. Parimenti, non sono le pompose e sgrammaticate requisitorie di Di Pietro o i molto più pericolosi e misurati discorsi di Fini a farmi sperare che questa abominevole e violentissima spirale autodistruttiva chiamata berlusconismo sia arrivata ormai al collasso.
Quello che mi fa ben sperare sono i segni minori, come questo qui sotto.

Il berlusconismo è una forma mentis che è incompatibile, perché antitetica, con l’intelligenza; quello che permette il suo propagarsi è anche un ambiente fertile in cui la stupidità non sia gestita dal sistema-stato, ma ne sia piuttosto la bandiera. Si sono spese parole d’oro sul “regime mediatico” e io non intendo aggiungervene; quello che mi interessa osservare, invece è come il fenomeno berlusconiano sia impossibile da riprodurre in un organismo sano (un paese in cui le strutture funzionino come dovuto) perché strettamente legato alla devastata situazione socio-culturale che vive l’Italia in questo periodo buio.
Prevedo che le cose miglioreranno, in un modo o nell’altro. E nell’Italia del 2050, “berlusconiano” sarà un insulto di bassa lega come oggi lo è “frescone” o, per quelli che hanno studiato la storia, “fascista”.

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