Le parole sono importanti. Chi parla male, pensa male e vive male. (Nanni Moretti)
Secondo quanto afferma Tullio De Mauro nel suo ultimo libro, addirittura il 70% della popolazione italiana soffre di analfabetismo di ritorno. Quaranta milioni di persone che faticano a comprendere un testo scritto in modo non elementare: dal bugiardino di un medicinale ad una comunicazione bancaria. Non solo: il 61% degli italiani non legge neanche un libro all’anno, ed in termini medi la nostra spesa annuale pro capite in libreria è circa pari al costo di una cena in una trattoria a buon mercato. Ma c’è di più! 21 laureati su cento non riescono ad andare oltre il livello minimo di decifrazione di una pagina scritta, e non sanno produrre un testo minimamente complesso che sia comprensibile e corretto.
Queste statistiche non mi hanno particolarmente sorpreso: l’Italia è – dopotutto – il Paese in cui un libro di barzellette messo insieme da un semianalfabeta (Antonio Cassano) è stato per mesi in testa alla classifica dei libri più venduti. Come direbbe Flaiano, la situazione è grave ma non seria, perchè in Italia nè la cultura nè la mera alfabetizzazione sembrano costituire una priorità. Le persone che non sanno parlare e scrivere in maniera corretta sono, con ogni probabilità, le stesse che non ritengono essenziale l’insegnamento nelle scuole del latino, o della letteratura, o di Petrarca, non realizzando che la povertà lessicale, le carenze grammaticali e la generale mancanza di esposizione a stimoli culturali rappresentano un’impoverimento di ordine superiore rispetto al non saper programmare in Java.
I media, con il loro bombardamento continuo di informazioni, ci inducono in qualche modo a sospendere il nostro giudizio su di esse, elaborandole in maniera passiva. L’apprendimento autentico, invece, è sempre un processo attivo. Per questo leggere è tanto importante: leggendo ci appropriamo attivamente della cultura, la facciamo nostra senza limitarci ad attendere che essa ci venga trasmessa. Scrivendo, poi, impariamo ad elaborare il nostro flusso di pensieri naturalmente disordinato in forma logica, gettando le basi per potere a nostra volta creare cultura. Tutto questo oggi è a rischio di estinzione, e non perchè manchino i mezzi per perpetuare la nostra onorata e millenaria tradizione culturale: semplicemente per inerzia, per la nostra assoluta e non scusabile negligenza. E così nei corsi universitari abbiamo introdotto requisiti di lingua inglese e requisiti di informatica, ma nessuno si è mai preoccupato di introdurre un requisito di lingua italiana, dando i fondamentali erroneamente per scontati. Ne propongo l’introduzione obbligatoria in ogni corso: forse non risolverebbe il problema, ma quantomeno se ne vedrebbero delle belle.
Penso che, arrivati a questo punto, l’alfabetizzazione dovrebbe diventare un dovere morale del singolo, perchè simili livelli di ignoranza nel 2010 non sono scusabili in alcun modo. Un tempo si poteva addurre a giustificazione il fatto di non avere a disposizione un dizionario, un’enciclopedia o un libro di grammatica: oggi, grazie ai potenti mezzi di Internet, tutte queste informazioni sono a portata di mano. Ci sfugge il significato di “apotropaico”? O magari non ricordiamo il passato remoto di “cuocere”? Una semplice ricerca su Google può fornire risposta a tutti i nostri quesiti in meno di un secondo. Perché una volta assolto l’obbligo scolastico, la nostra educazione ed il mantenimento di un livello culturale adeguato sono interamente nelle nostre mani. Anzi, trovo salutare abituarsi a pensare che alla nostra età siamo gli unici responsabili della nostra ignoranza.
Il mio primo pensiero, nel leggere le statistiche, è stato che i barbari sono alle porte. Ma poi ho realizzato che, in questo caso, i barbari sono già salotto, che siedono al nostro fianco. E che anzi, in molti casi siamo noi stessi. Nessuno può concedersi il lusso di chiamarsi fuori.

E se la lingua si spostasse verso l’inglese e basta? Nota con sottigliezza l’autore che sembra esservi piú interesse verso l’inglese che non verso l’italiano: magari l’italiano é una vecchia lingua moribonda, in un mondo in cui solamente 60 milioni su 6.8 x 10^9 di persone lo parlano. Accettiamone il degrado come una cosa inevitabile, sapendo che tutte le lingue nascono e muoiono e non ci possiamo fare niente.
Gli analfabeti di ritorno invece credo dipendano unicamente da un fattore ben preciso: la televisione. Lo spegnimento cerebrale indotto dalla TV é qualcosa di terribile, e causa i peggiori danni alla capacitá critica. Un bel provvedimento sarebbe quello di spegnere tutte le emittenti
[si puó sempre sognare...]